Circospezione di Carlos Rezende
Il grande disegno Circospezione è una chiave d’accesso, una prima traccia. Eseguito su più fogli assemblati, a matita gialla, si presenta come un autoritratto composito: è frammentazione e al contempo immersione, analisi e sintesi operata da chi si appropria di tutto ciò che il suo occhio osserva e che la sua mente e la sua mano studiano con minuzia. L’artista è una spugna attraversata dalla realtà fenomenica e dalla tradizione figurativa, in un processo di coscienza immediato che dalla rappresentazione salta direttamente al senso: l’osmosi crea ciò che non è identico alle cose in sé, ma è la cosa filtrata dal sé.
Dal latino, il termine circumspicere indica alla lettera l’azione di guardarsi attorno.
Come spesso avviene, dall’immagine, dal senso immediato, si slitta verso un concetto lato e astratto: in questo caso, il termine giunge a indicare un atteggiamento prudente, cauto. Dunque, nell’accezione originale la circospezione è condizione umana basilare: l’uomo prende atto della realtà fenomenica che lo circonda; l’atto di vedere, di osservare è già definizione del nostro mondo perché è il modo in cui lo recepiamo, il senso immediato che diamo e che istintivamente avvertiamo come vero, perché più presente a noi. Ma questo non è tutto, perché possiamo fare tesoro dello sguardo di chi ci ha preceduto. E nel disegno Rezende si ritrae immerso anche in una riflessione sulla tecnica artistica e la sua tradizione: il lapis indagatore di Leonardo, che impone un recupero della dimensione artigianale del fare artistico ma anche una componente temporale: un disegno di dimensioni così imponenti eseguito totalmente a matita richiede un tempo d’esecuzione notevole.
La natura nella sua sostanza fenomenica e la materia si impongono con gli elementi primari (il fuoco, l’acqua) a cui si affiancano mano a mano il modulo geometrico, il prisma, l’esagono.
Nel lavoro di Rezende si avverte un bisogno di ordine costantemente disatteso.
Sembra di scorgervi una riflessione (scettica?) sulle teorie di Kandinskji, o in modo forse più stringente sugli esiti ultimi di Klee, su quel qualcosa di più della creazione artistica, irriducibile alla triade punto-linea-superficie. Tuttavia è soprattutto nella tradizione del Rinascimento che va cercata la traccia determinante: l’approccio sperimentale, aperto di Leonardo; il disegno come strumento di indagine della natura e dei sentimenti umani (basta pensare alla fisiognomica leonardesca) sono probabilmente le fonti di ispirazione più dirette dell’artista brasiliano.
Disegnare è studiare, smembrare, analizzare per poi ricomporre sotto il filtro della percezione momentanea, della riflessione, della memoria: una creazione artistica non può avere obiettivi di senso a priori perché cresce di pari passo con l’osservazione e si svela al pittore stesso nel suo farsi.
Chiara Gironi, Castell Sant’Angelo, Roma, Italia. |
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